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Cosa aggiungere a un volume così completo? Solo qualche “istruzione per l'uso” affinché le lettrici e i lettori, che mi auguro giovani e affamati di storie, possano intraprendere nel migliore dei modi questo viaggio nell'arcipelago delle psicoterapie. Uso il plurale, le psicoterapie, perché penso alla loro varietà, alle loro tecniche così diverse, alle loro radici cliniche e culturali così variegate. Ma, come da titolo, sarebbe indicato anche il singolare, la psicoterapia, qualora, al posto della molteplicità che distingue, volessimo porre l'accento sull'unicità che essa raccoglie, ossia sul compito che le psicoterapie condividono: esplorare la vita psichica per curarne la sofferenza. A partire da tre strumenti che sono la parola, il silenzio, la relazione.
Un testo è custodito da due muri maestri, l'indice e la bibliografia. Ma vi è anzitutto un elemento indicatore: il titolo. Partiamo da qui. Perché è “critica” questa storia della psicoterapia? Perché gli Autori si pongono il compito di raccontare le mille storie della psicoterapia - dai rituali magico-religiosi dell'antichità all'evidence-based contemporaneo - a partire dai loro contesti storici e culturali, imprescindibili per rileggere le impalcature teoriche e tecniche che nel corso del tempo hanno guidato e contenuto le forme dell'azione terapeutica. Non può che essere, questa, un'operazione critica, cioè un'operazione di relativizzazione, ibridazione, comparazione, delimitazione. Inevitabilmente transdisciplinare. Non una “semplice” storia delle idee, ma, direbbe Michel Foucault, «un'analisi delle condizioni in cui si formano o vengono modificate certe relazioni tra il soggetto e l'oggetto, nella misura in cui queste ultime sono costitutive di un sapere possibile» (cit. in: Florence, 1984, p. 248 trad. it.). Quella che ne esce è una