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È possibile formulare modelli economici prescindendo dalla natura umana? È possibile mettere tra parentesi la dimensione antropologica, fondando le dottrine economiche su una del tutto ipotetica nozione di razionalità solipsistica, palesemente contraddetta da quanto la psicologia evolutiva e le neuroscienze cognitive ci hanno mostrato negli ultimi cinquanta anni? L'interessante proposta contenuta nel libro di Luisa Brunori risponde opportunamente in modo negativo a queste domande, offrendo una promettente alternativa fondata su di una mirabile sintesi transdisciplinare.
Viviamo, infatti, in un'epoca che ha fondamentalmente confutato su basi empiriche il modello del cognitivismo classico. Questo modello concepiva la mente umana come prodotto di una serie di algoritmi computazionali, finalizzati a interpretare il mondo grazie alla manipolazione di simboli rappresentazionali arbitrari e amodali. La dimensione solipsistica era un'altra marca distintiva di questo modello, secondo cui la natura sociale dell'essere umano sarebbe riducibile all'utilizzazione nell'arena sociale di tratti cognitivi propri del singolo individuo, oscurando completamente il fondamentale ruolo delle relazioni inter-individuali.
Uno dei contributi più innovativi delle neuroscienze al dibattito sulla natura della mente umana e sui suoi meccanismi funzionali è stato la scoperta del ruolo cognitivo del sistema motorio corticale. La ricerca empirica ha dimostrato - dapprima nei primati non umani, poi negli esseri umani - che il sistema motorio corticale è organizzato funzionalmente in termini di scopi motori. Molti motoneuroni corticali, sia nel lobo frontale che in quello parietale, non si attivano durante l'esecuzione di semplici movimenti elementari, ma sono attivi solo prima e durante gli atti motori intenzionali - cioè movimenti eseguiti per raggiungere specifici esiti motori, come afferrare, strappare, trattenere o manipolare oggetti. La dimensione teleologica del comportamento appartiene quindi i