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“Dimenticato” da buona parte degli addetti ai lavori, Ralph R. Greenson (1911-1979) è invece ricordatissimo dal grande pubblico americano, quello che adora i gossip e ama sguazzare nelle torbide vicende dei personaggi in vista. È infatti di appena cinque anni fa la “verità definitiva” sulla morte di Marilyn Monroe, dove due giornalisti del New York Times, Jay Margolis e Richard Buskin, sostengono che fu proprio lui - Greenson - l'autore materiale di quello che, nel 1962, venne rubricato come suicidio. (Marilyn Monroe: caso chiuso. Tutta la verità dietro la scomparsa della diva più amata del mondo. Roma: Newton Compton, 2014). Sì, perché Ralph Greenson era stato lo psichiatra e l'analista della Monroe. E non solo della Monroe. Tony Curtis, Frank Sinatra, Vivien Leigh, insomma, il Gotha delle star del cinema di allora varcarono, nella Los Angeles degli anni 1950, la soglia del suo studio almeno una volta, in un intrigo di trame tanto mondane quanto oscure dove fu scomodato perfino il clan dei Kennedy. Anzi, proprio John, e Bob in particolare, sarebbero stati i mandanti del “delitto,” complice il cognato - l'attore Peter Lawford - intermediario tra i Kennedy e la figura di Greenson. Che ne uscì maluccio (vere o false che fossero le accuse a lui rivolte)1.
Non giovarono alla sua buona fama le vicende personali e professionali oggetto di dibattito pubblico e di carteggi privati, che finirono col mettere in ombra ciò per cui egli va ricordato e cioè i suoi acutissimi e preziosi saggi sulla tecnica psicoanalitica. Curiosamente però, gli scandali non gli impedirono di diventare subito un “classico” per gli apprendisti-analisti delle due sponde dell'oceano, salvo negli ultimi decenni essere caduto nel dimenticatoio. Si potrebbe azzardare l'ipotesi che a contenere le ingenuità e i danni professionali abbiano contribuito lo spirito di casta e l'aiuto di prestigiosi colleghi e amici a loro volta implicati a vario titolo nei suoi affari privati, come Anna Freud (che fu suo superv