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L'assoluta innovatività del caso, della metodologia, dell'approccio e della proposta terapeutica futura è confermata dalla gran mole di commenti e di valutazioni, a volte contrastanti, e giustifica talune imprecisioni (la Takotsubo Syndrome [TTS] non è una cardiomiopatia, ma una sindrome ischemica), nonché commenti degni di un ring, più che di un setting scientifico.
La TTS è una patologia di recente riscontro e di ancora controversa fisiopatologia. Che ci sia un primum movens psichico in almeno il 60% dei casi è un dato assodato, così come la ben più elevata incidenza nel sesso femminile (90%). Solo chi ha quotidianamente e da almeno dieci anni in cura queste pazienti e ha anche una formazione psicoterapeutica psicoanalitica, secondo la metodologia del PPM, può rendersi conto di come queste pazienti abbiano un profilo di personalità del tutto simile, e in tutte sia riscontrabile un trauma che, certo, va con delicatezza messo in evidenza utilizzando sensibilità e strumenti culturali e professionali. I dati della popolazione intera sono in corso di pubblicazione.
Chi scrive ha esperienza di ricerca e accademica trentennale, avendo raggiunto i più alti riconoscimenti nazionali e internazionali, ed è ben consapevole che le regole della ricerca scientifica prevedono l'analisi di un grande campione trattato o meno dopo opportuna randomizzazione. Queste regole non sono facilmente applicabili in caso di psicoterapia, per la natura stessa della cura. Cosi come i risultati della psicoterapia in assoluto sono facilmente obiettivabili come per le terapie “organiche”.
Nonostante tutto questo, è non solo metodologicamente corretto, ma anche auspicabile, la presentazione di un singolo caso di una malattia in corso di completa definizione nosografica, attraverso una metodologia validata nella sua sostanza ma che presenta interessanti “sfumature” che la rendono adatta a tale tipo di indagine e cura e in un setting innovativo.
La paziente, che aveva avuto il suo secondo episodio di TTS