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Già nel nome attribuito al caso, Atride, si dà una chiave di lettura precisa, affascinante, colta e al contempo problematica. Una serie di riferimenti e collegamenti narrativi rimandano al mito, inteso come risposta al bisogno di spiegare una realtà inquietante e di superare e risolvere le contraddizioni (Robert Graves, I miti greci . Milano: Longanesi, ). Le sofferenze e i comportamenti della persona diventano così parte di un racconto dove trovano posto il terapeuta, i Servizi, gli interventi tecnici, i farmaci, il ricovero, il trattamento sanitario obbligatorio (TSO), tutti riletti con l'enfasi del mito: il rimando alla stirpe degli Atrei, agli dei, ad Apollo, alle Erinni, personificazione dei vissuti di colpa, vergogna, dolore, follia, speranza, salvezza. La tragedia dell'assassinio misterioso del padre quando Atride è adolescente, vissuta e non verbalizzata, porta a un'altra tragedia, quella dell'esordio psicotico acuto che, interpretato come una possibile conseguenza dell'azione delle Erinni, viene ad avere un senso, forse non del tutto elaborabile in quanto persiste un'aura di mistero, ma comunque utile per ridare umanità, pietas e continuità esistenziale a vissuti altrimenti alieni.
Viene in mente Ernesto De Martino e forti sono i rimandi all'etnopsichiatria (Tobie Nathan, Piero Coppo) che sottolineano l'importanza dei contesti culturali, delle strutture religiose, sociali e magiche nella loro funzione psicologica. In questa ottica possono trovare senso le espressioni di fascinazione, possessione, esorcismo, fattura, mistero che accompagnano eventi, lutti, i cambiamenti nella vite delle persone e delle comunità. In particolare le migrazioni, nelle quali è noto l'impatto del confronto con lo sconosciuto, mentre è spesso in secondo piano il passato che ritorna, incombe proprio quando sembra raggiunto un primo adattamento, inquieta e alimenta il dilemma tra andare sempre più lontano o rientrare al paese, oscillando tra speranze, desiderio di successo e timori di