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Pazzo scriteriato e visionario, ciarlatano, guaritore dai metodi dubbi e dai modi un po' cafoni ma anche geniale, generoso e curioso, affascinante e ardito esploratore del comportamento umano: sono solo alcuni degli attributi che hanno accompagnato la figura di Georg Groddeck (1866-1934), medico esperto in diete e massaggi, convertitosi alla psicoanalisi non più giovanissimo. L'atteso annuncio avviene durante il congresso tenutosi all'Aja nel 1920 dove, fra il mormorio generale, esordisce col dire “Sono uno psicoanalista selvaggio”, gettando scompiglio nelle file ortodosse (per inciso, questo incipit è divenuto citazione d'obbligo ogni qualvolta a vario titolo si scrive o si parla di lui). Ebbene, paradossalmente, proprio questo suo mettere provocatoriamente le mani