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Volkan ha deciso di aprire questo suo lavoro con un flash sull'attualità inerente la cittadina di Charlottesville in cui egli si recò nel lontano 1963 assumendo una posizione di istruttore presso il Dipartimento di psichiatria e neurologia della School of Medicine della University of Virginia: dalla narrazione degli scontri causati da gruppi di suprematisti, razzisti e antisemiti nell'estate del 2017 a Charlottesville, le riflessioni dell'Autore si snodano in un intreccio di ricordi personali, aneddoti, escursioni su tematiche inerenti la gestione del potere e l'organizzazione del vivere civile, fino al nono e ultimo capitolo del libro in cui sono analizzate le personalità politiche contraddistinte da “esagerato narcisismo”. Brevi richiami ai due giganti statunitensi del narcisismo (Kohut e Kernberg) fanno da sfondo al resoconto delle numerose attività che l'Autore ha svolto in differenti contesti internazionali lavorando sulle differenze, i conflitti, le divergenze, le reciproche percezioni intrise di ostilità e odio, spesso incarnate da leader (o pseudoleader) decisamente patologici.
Il primo capitolo introduce l'argomento ripercorrendo la vita dell'Autore, nato a Cipro nel 1932 al tempo in cui, come egli stesso annota, Albert Einstein aveva cinquantatré anni e Sigmund Freud settantasei. Vissuto in un clima di scontro tra gruppi etnici contrapposti, nel 1957 emigrò negli USA e iniziò ben presto a occuparsi delle dinamiche conflittuali dei grandi gruppi (religiosi, politici, etnici). L'analisi dei processi psicodinamici di individui e gruppi costituiscono l'oggetto della parte centrale del libro, ma non sfugge all'Autore la necessità di approfondire sotto-temi specifici. Ad esempio, trattando della propaganda e richiamando le antiche usanze da cui essa ha avuto origine, cioè le urla delle tribù in guerra che, fronteggiandosi, cercavano così di intimorire il nemico e di farsi coraggio, si giunge a visualizzare le forme distruttive dell'attuale propaganda di Donald Tr