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Il libro dello psichiatra e psicoanalista Giacomo Gatti è basato su due blocchi di conoscenza-esperienza dell'Autore: le lezioni tenute presso la Scuola di specializzazione in psichiatria dell'Università “G. D'Annunzio” di Chieti e la pratica professionale
pubblica e privata condotta per oltre quarant'anni in un periodo storico in cui molto è cambiato nel panorama della cura e della riabilitazione psichiatrica.
Non si tratta solo di un'opera imponente con le sue oltre 500 pagine e le circa quattrocentocinquanta voci bibliografiche: questo lavoro (che compare nella collana “Psicoanalisi e psichiatria dinamica” dell'editore Armando) è un vero e proprio condensato di esperienze e di riflessioni che spingono il lettore a confrontarsi con quanto esposto, a richiamare alla memoria eventi, situazioni e modi di agire, e a mettere eventualmente in dubbio prassi cliniche consolidate. Non si tratta, certamente, di un manuale, né di un testo sul “come fare a…”, ma neppure di un testo accademico o didattico, ponendosi nell'intersezione tra la prassi, la teoria e l'esperienza soggettivamente elaborata, e puntando verso la discussione dei quadri psicopatologici maggiori e del loro trattamento.
Una più che condivisibile critica a coloro che ingenuamente scambiano i correlati neurofisiologici con le cause della malattia mentale può essere collegata ai costanti richiami alla necessità di una vera e seria formazione di (tutti) gli operatori socio-sanitari che si occupano del binomio terapia-riabilitazione. Il riferimento al tipo di formazione è soprattutto indirizzato alle formazioni di genere psicoanalitico e dinamico, ma rimane comunque aperto anche alle tradizionali e consolidate prospettive della terapia sistemico-relazionale e della terapia cognitivo-comportamentale. Naturalmente ciò apre le porte alla necessità della comprensione interdisciplinare e alla disponibilità, da parte di tutti gli operatori, a farsi in qualche modo contaminare da teorie e modelli che non sono loro prop