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Eros dell'impossibile è l'espressione usata dal maggior esponente del simbolismo russo, Vjačeslav Ivanov, per descrivere lo stato d'animo culturale nella Russia della cosiddetta Età d'argento, i decenni a cavaliere tra Otto e Novecento. Un'epoca di grandi speranze e delusioni, suicidi e profezie, religione e politica, scienza, magia e antroposofia. Aleksandr Etkind, psicologo e storico delle relazioni Russia-Europa, dà voce, mille voci, a questo eros. Lo fa in un libro da tempo apprezzato all'estero e ora finalmente tradotto nella nostra lingua sulla base della nuova edizione russa ampliata del 2016 per la cura di Luciano Mecacci, studioso di grande respiro, profondo conoscitore della storia della psicologia e in particolare della psicologia in Russia e già professore di Psicologia generale all'Università di Firenze.
Definire Eros dell'impossibile una “storia della psicoanalisi in Russia” è riduttivo. A questo saggio bene si applicano le parole che Nietzsche scriveva a Lou Andreas-Salomé il 16 settembre 1882: «La Sua idea di una riduzione dei sistemi filosofici ad atti personali dei loro autori [è buona], (…) ho esposto la storia della filosofia antica in questo senso, e amavo dire ai miei uditori: “Questo sistema è confutato e morto - ma la persona che vi sta dietro è inconfutabile, la persona non si può far morire”» (p. 12, cit. da: Triangolo di lettere: carteggio di Friedrich Nietzsche, Lou von Salomé e Paul