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Andrè Green è sicuramente un importante pensatore psicoanalitico della seconda metà del Novecento e oltre: la clinica degli stati limite - appellativo frequentemente utilizzato in Francia per descrivere i pazienti borderline - e la ricerca metapsicologica sono stati i suoi campi di azione prediletti, ed egli ha regalato all'intera comunità psicoanalitica opere di grande valore. Tuttavia, è frequente che il suo stile così criptico -potremmo dire di lacaniana memoria - unito a una forte componente linguistico-evocativa possano portare il lettore a scontrarsi con troppi ostacoli per affrontare una lettura serena.
Maurizio Balsamo riesce a creare un pregevole compendio degli studi del grande psicoanalista francese con uno stile solo apparentemente nebuloso come quello del suo predecessore. Egli, infatti, riesce a farsi strada tra le parole, cesellandole attorno al significato che devono esprimere, fornendo continuamente nuove prospettive.
Possiamo assumere che lo stile di scrittura di questo libro vada di pari passo con le teorie esposte, in quanto anche la tecnica di scrittura è assolutamente affine alle idee di Green: la comunicazione nei confronti dell'Altro non presente, il linguaggio evocativo, una costante oscillazione tra narratologia e pragmatismo. Inoltre, in una produzione così florida come quella di André Green, potrebbe essere complicato mettere in fila i pezzi del puzzle in modo tale che possano essere fruibili e lineari per il lettore, ma questa caratteristica è presente ed è uno dei maggiori punti di forza del libro. In appena 160 pagine, i punti salienti della clinica con i pazienti affetti da stati limite e le interessanti idee di Green vengono dipanati con grande disinvoltura. Come detto, le parole vengono cesellate attorno al pensiero dello psicoanalista francese, applicando fedelmente quel “Moi, j'aurais dit plutôt…” che è sempre stato il suo leitmotiv nella discussione di casi clinici. Parlare e riparlare di uno stesso argomento per poterlo affrontare