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Di fronte a vite tumultuose come quelle di un Tausk o di un Greenson - entrambi autori trattati nei “Libri dimenticati” di precedenti numeri di questa rubrica - la biografia di Karl Abraham può apparire grigia e priva di slanci. Invece è tutto il contrario. Raramente, infatti, capita di imbattersi in personalità così piene di iniziative e versatili tanto da eccellere in qualsiasi attività intraprendano. È appunto il caso di Abraham, cui la psicoanalisi deve moltissimo: come clinico, come teorico, come organizzatore e promotore dell'allora nuova disciplina. Ma andiamo per gradi. Karl Abraham nasce a Brema da un'agiata famiglia ebrea ortodossa e cresce in un clima di tolleranza e solidarietà. Fra le sue qualità stupisce la disinvoltura con cui si destreggia con le lingue (ne parla otto più le lingue classiche), e tutto farebbe pensare che lo sbocco naturale di tanto talento non possa essere che lo studio della linguistica comparata. Invece la famiglia lo destina al mestiere di odontotecnico ma da lì a breve Abraham vi si sottrae emigrando, d'accordo con i suoi, verso gli studi di medicina. Qui si distingue subito per le sue ricerche nei campi dell'embriologia, dell'istologia e, più avanti, della psicologia dei popoli e discipline limitrofe. Ed è ancora studente ventitreenne quando pubblica, insieme col suo maestro, una storia evolutiva del pollo, seguìta l'anno successivo da quella sul pappagallo. Sono i primi di oltre un centinaio di scritti che vedranno la luce tra il 1900 e il 1925, anno della sua prematura scomparsa. Molti di questi scritti non coprono che due pagine, a riprova della sua capacità di sintesi e del suo stile privo di fronzoli.
Nel 1901 Abraham consegue a Friburgo il dottorato in medicina. Da Friburgo si sposta a Berlino e da Berlino al Burghölzli di Zurigo, dove passa un periodo che lo porterà a conoscere, tramite Bleuler e Jung, le opere di Freud e poi Freud stesso. Infine si stabilirà a Berlino. La sua strada è finalmente tracciata. È il 1907, l'a