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A meno di un anno dalla pubblicazione della Storia critica della psicoterapia, scritta a due mani con Marco Innamorati (si rimanda alla prefazione di Vittorio Lingiardi, nella rubrica “Recensioni” del n. 1/2020 di Psicoterapia e Scienze Umane), è uscito nel novembre scorso un nuovo libro di Renato Foschi, la Storia della psicologia e della mente. Suddiviso in quattro capitoli (“Epistemologia e Storia”, “Il radicamento delle scienze psicologiche”, “Dalla modernità alla contemporaneità”, “Le scienze psicologiche in Italia”) e pensato primariamente per l'università, il volume tratta le principali scuole di psicologia, a partire dalle origini razionalistiche e illuministiche sei-settecentesche, sino alle ricerche sperimentali cognitive e neuroscientifiche degli ultimi decenni.
La ricostruzione dei percorsi della disciplina si avvale però di una particolare impostazione epistemologica e storiografica. A differenza di molta manualistica infatti, l'opera non si limita al ruolo di contenitore di teorie giustapposte, né colleziona i diversi indirizzi secondo un ordine meramente cronologico. Adotta invece un metodo critico, attento a cogliere i mutamenti disciplinari e a declinarli con gli avvenimenti coevi. Ne consegue una visione della psicologia calata nei suoi contesti di appartenenza, un'indagine delle sue fortune legata alla sua capacità di rispondere ai cambiamenti epocali. Le teorie psicologiche, situate storicamente, politicamente, socialmente, culturalmente, trovano dunque una spiegazione e una giustificazione sulla base degli eventi che le hanno precedute e accompagnate. Tale impianto si rinviene ad esempio nelle pagine che ripercorrono il processo che dall'evoluzionismo approda alla sua filiazione eugenetica, una concezione degenerata del darwinismo intrecciata, sino al 1976, a interessi politici ed economici nazionali. Inoltre l'impiego di un approccio contestuale consente di individuare all'interno dell'universo psicologico “personaggi paradigmatici” (Wundt, Freu