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Questo volume viene presentato nell'introduzione da Manfred Lütz, psichiatra psicoterapeuta e teologo, come un libro-intervista: «Gli chiedo [parlando a Kernberg] se avesse mai pensato di scrivere un libro sulla sua vita, per fare il bilancio delle sue esperienze psicoterapeutiche e prendere posizione sugli avvincenti temi di tante nostre discussioni fatte al di fuori degli eventi ufficiali» (p. 12). Ne risulta un volume suddiviso in 10 capitoli, connotato da un tono volutamente colloquiale informale, pensato per i non addetti ai lavori, in cui si alternano capitoli che approfondiscono varie tematiche riconducibili a tre macro aree: obiettivi, metodi e limiti di un trattamento psicoanalitico, il racconto autobiografico e il rapporto di Kernberg con la spiritualità.
Kernberg spiega al lettore in che cosa consista un trattamento psicoanalitico e quali siano le differenze rispetto alla terapia cognitivo-comportamentale, qual è il modello della mente che vi sta alla base, con un occhio particolarmente interessato agli sviluppi delle neuroscienze. Viene poi intervistato su altri temi a lui cari: quello della formazione degli psicoterapeuti e quello dei disturbi di personalità, con un focus sul disturbo di personalità narcisistico.
I capitoli più di matrice biografica ripercorrono la vita di Kernberg e, complice la sua veneranda età e gli spostamenti geografici, obbligati o voluti, la storia mondiale del secolo scorso: dalla fuga da Vienna e dal nazismo, alla giovinezza in Cile e la conoscenza di Matte Blanco, fino all'approdo negli Stati Uniti, prima alla Menninger Clinic e poi a New York. Kernberg parla del rapporto con i suoi genitori, dei suoi grandi amori, del difficile periodo passato dopo la morte di Paulina Kernberg, moglie, collega e rinomata analista infantile.
Un altro tema che viene più volte ripreso nel testo è quello del rapporto di Kernberg con la religione e l'identità ebraica. Kernberg ci parla del suo percorso spirituale, iniziato con una forma di ateismo s