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Leggendo questo lavoro molto interessante, ciò che più mi ha colpito non sono stati tanto i contenuti e l'evoluzione delle due bambine, sebbene l'intervento sia stato utile alla riparazione delle dinamiche famigliari e di alcuni funzionamenti dei soggetti coinvolti, quanto piuttosto la cornice in cui esso si è svolto. La collega descrive con grande precisione le caratteristiche del setting “interno” di lavoro: «Attivare tutti e cinque i sensi (…). Un appartamento nel quale, inizialmente, sono stata un po'“scomoda”, ma i cui spazi mi sono diventati nel tempo sempre più familiari. Sapevo che questo sarebbe stato il luogo-spazio-setting del mio intervento e, in quanto tale, sin da subito ho avuto chiaro quanto dovessi tenere bene a mente le sue caratteristiche strutturali, ma anche (e soprattutto) come io stessa stavo lì dentro» (n. 2/2021, pp. 294-295, corsivi nell'originale). Ciò ha richiamato alla mia mente la metodologia dell'Infant Observation, ideata da Ester Bick (Note sull'osservazione del lattante nell'addestramento psicoanalitico [1964]. In: L'osservazione diretta del bambino. A cura di Vincenzo Bonaminio e