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In questo testo, uscito nel maggio 2021 per Apogeo, Luigi Pavan porta la sua lunga esperienza non solo come docente universitario ma soprattutto come clinico e psicoanalista. Il testo si pone in continuità con un altro libro scritto da Pavan nel 2019, sempre per Apogeo - intitolato Perché la paura di morire? - di cui condivide la impostazione generale e il progetto esplicito di fare avvicinare il lettore non specialista a una interiorità spesso dimenticata.
Il tempo è un argomento enorme con varie declinazioni e con una letteratura sconfinata, dove è facile perdersi in un impossibile tentativo di approfondimento complessivo. L'Autore riesce a sottrarsi alla tentazione di costruire l'ennesimo trattato sul tema e al rischio di perdersi nella narrazione di questa complessità, tratteggiando nei primi due capitoli un inquadramento generale e una illustrazione a grandi linee dei diversi percorsi che il tema ha assunto nell'ambito della religione, della filosofia e della scienza. Il lettore viene sempre accompagnato con agevoli rimandi all'ampia bibliografia che arricchisce il libro. Con il capitolo “Il tempo personale e il tempo sociale” e soprattutto “Come nasce il tempo personale o temporalità interiore”, Pavan entra poi nel vero tema conduttore del libro. È evidente il legame fra questa temporalità interiore e il concetto di tempo vissuto, in merito al quale la letteratura psicopatologica, a cominciare da quella fenomenologica, è decisamente imponente. Nei suoi confronti Pavan sembra voler conservare il riferimento al concetto di interiorità, per sottolineare come la dimensione del vissuto temporale rispecchi il più ampio atteggiamento della persona nei confronti del proprio mondo interno. Anche in questo caso, lo scritto di Pavan sfugge alla tentazione di un trattato teorico e assume invece caratteristiche molto specifiche, soffermandosi su alcuni tratti, strettamente connessi con l'esperienza quotidiana di ciascuno, di cui gli interessa l'approfondimento.