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«L'analisi per amore dell'analisi stessa non ha significato per me. Faccio un'analisi perché è ciò che il paziente ha bisogno di fare ed è ciò con cui ha bisogno di avere a che fare; se non è l'analisi ciò di cui ha bisogno, allora applico un altro trattamento» (Donald W. Winnicott, The aims of psychoanalytical treatment . In: The Maturational Processes and the Facilitating Environment: Studies in the Theory of Emotional Development . London: Hogarth Press, , p. 166. Trad. it.: I fini del trattamento psicoanalitico. In: Sviluppo affettivo e ambiente. Roma: Armando, , p. 213).
Il compito formidabile che Adriana Grotta si è assunta – aiutare questo ragazzino a iniziare a comprendere il suo senso di sé e il suo posto nel mondo, e la miriade di connessioni con le esperienze traumatiche vissute dal suo corpo (ospedalizzazioni, operazioni) – è iniziato ai suoi dodici anni ed è durato sei anni. Forse è ancora più importante, e in linea con il pensiero di Winnicott, che il bisogno e il desiderio di Sandro di essere amato e accettato come una persona normale – a scuola, come parte di un gruppo e da sua madre – siano stati chiaramente colti da Adriana Grotta come cruciali per il suo sviluppo.
Gli ostacoli erano evidenti: l'uso difensivo di tratti simil-autistici (la fascinazione per le lavatrici), la scarsa dotazione intellettiva, la mancata corrispondenza tra affetto e linguaggio e l'incapacità di esprimere i sentimenti in modo adeguato all'età. A ogni modo, sorprendentemente, Sandro aveva saputo trovare una strada per sopravvivere, per essere “parte del gruppo”. Aveva costruito “la sua enciclopedia”, composta da parole e frasi che gli servivano per trovare un posto e cavarsela nel suo ambiente. Adriana Grotta si è accorta che il dizionario di Sandro non includeva i significati, le connessioni simboliche tra parole e frasi utili alla comunicazione; piuttosto, era un mezzo necessario a far parte della sua famiglia e della scuola – e per inserirsi nel mondo cir