You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Ci vuole davvero cuore per affrontare il lungo e intenso lavoro che Adriana Grotta ha portato avanti con Sandro, cuore nel senso più profondo dove pensiero, riflessione e affettività si fondono nella cura dell'altro.
Una prima riflessione, subito sollecitata dalle vivide immagini che si sono formate nella mia mente nell'incontro con Sandro, riguarda l'interconnessione tra sviluppo corporeo e sviluppo mentale. Sin dalla prima lettura dello scritto, sono stata catturata dalla modalità adattiva alla vita di Sandro: una modalità imitativa che mi ha riportato ai primissimi stati di sviluppo neonatale, laddove l'imitazione precoce delle azioni osservate nel caregiver apre una dimensione interattiva fatta di sguardi, scambi sonori, ripetizioni ritmiche di gesti osservati, che conducono a una equivalenza tra sé e l'altro. Questa fase iniziale, primitiva base per lo sviluppo sociale, si arricchisce e si sviluppa nella relazione permettendo di accedere alla corrispondenza tra ciò che il bambino osserva (e imita) e il relativo stato mentale, come ben si evidenzia negli studi di Andrew N. Meltzoff (riportati e approfonditi nel libro di Massimo Ammariniti & Pier Francesco Ferrari, Il corpo non dimentica. Milano: ).
Sebbene limitato dalla sua malformazione, lo sviluppo motorio di Sandro sembra averlo ben condotto per un primo tratto di strada: ha potuto finalizzare le sue azioni, far nascere un senso di sé intenzionale e una comunicazione pre-simbolica, e andare ancora oltre, fondendo le frammentate esperienze dell'Io in un senso di sé più integrato. È certo ipotizzabile che il mondo attorno a lui, accudente e affettivo, lo abbia accompagnato in questo percorso, risuonando, o cercando di risuonare, con i suoi stati emotivi.