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Questo è senza dubbio un libro benvenuto, forse inaspettato, senz'altro da salutare con un senso di riconoscenza verso i curatori e gli autori, e da consultare con una certa emozione. Infatti, in queste pagine rivivono anni lontani, forse mitizzati, che vanno dalla nascita del Tavistock Institute of Medical Psychology nel 1920 ai giorni nostri, giorni che non sono facili nemmeno per chi opera e vive all'interno del Tavi (come è chiamata “amichevolmente” questa storica istituzione). Se questo è un libro in cui rivivono speranze del passato, attività svolte, risultati conseguiti, difficoltà sormontate e ostacoli che hanno impedito ulteriori achievement, è anche vero che leggendo queste pagine si può nutrire una certa speranza per il futuro perché lo spirito che ha animato il centro Tavistock e tutte le sue diramazioni organizzative – come il Tavistock and Portman NHS Foundation Trust – è ancora vivo e potenzialmente proiettabile verso il futuro.
Un testo composto da otto sezioni, quarantaquattro capitoli e altri contributi di prefazione e conclusivi non è certo facile da sintetizzare, ma con uno sguardo generale si possono evidenziare almeno due aspetti. Il primo è l'articolazione delle otto sezioni in cui è suddiviso il lavoro, introdotte da una serie di riflessioni sull'eredità del Tavistock in cui si richiama, tra le altre, la significativa presenza di Michael Balint e di John Bowlby. Le due sezioni seguenti sono dedicate al tema degli interventi psicoterapeutici nell'età evolutiva indirizzate alle madri in stato di attesa, ai giovanissimi pazienti e alle loro famiglie, fino agli adolescenti. È qui richiamato il lavoro svolto sull'autismo e sui disturbi alimentari, ed è descritto il lavoro svolto in strutture come il Young People Consulting Service e il Child Guidance Training Centre. La quarta parte espone l'attività rivolta alla coppia e al nucleo familiare, mentre la sezione successiva – aperta da un bel saggio di David Malan sulla psicoterapia breve – tratta del