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La mia prima riflessione sul caso Sandro riguarda l'impatto della malformazione scheletrica e degli interventi chirurgici sul suo sviluppo e sulle sue relazioni. Frances Tustin (The Protective Shell in Children and Adults. London: Karnac, ) sosteneva che i bambini autistici fanno uso di strategie autoprotettive a fronte di ansie ed esperienze “catastrofiche”. La dipendenza da queste strategie impedisce di sviluppare una sana dipendenza dai genitori, creando un deficit evolutivo e relazionale.
Nel caso di Sandro, le precoci intrusioni dovute agli interventi medici hanno avuto un impatto sull'esperienza corporea e psichica, condizionando i genitori e la loro modalità di cura del bambino. L'aspetto autistico è sorto come protezione da situazioni terrificanti imprevedibili che hanno interferito con l'attaccamento e lo sviluppo intrapsichico. La malformazione, resasi evidente pochi mesi dopo la nascita, è stata traumatica per i genitori. Sandro, dal canto suo, ha passato molto tempo in ospedale, con infermieri e medici diversi, soffrendo il dolore delle operazioni. Le rassicurazioni della madre che tutto sarebbe finito in fretta la difendevano dalla percezione della sofferenza di Sandro: come poteva elaborare il vissuto traumatico del figlio senza affrontare il proprio, di aver partorito un bambino con una deformazione scheletrica?
In maniera simile, lo psichiatra inviante si domanda se valga la pena di affrontare il dolore, o se sia meglio “lasciarlo così” (n. 4/, p. 654), negandogli la possibilità di comprendere il proprio trauma e di gestire meglio la disabilità. È proprio questo trauma che diventa parte della relazione madre/bambino, con conseguenze sull'attaccamento e sullo sviluppo neuropsicologico (Allan Schore, Effect of a secure attachment relationship on right brain development, affect regulation and infant mental health. Infant Mental Health Journal, , 22, 1/2: 7-66).
In Sandro il trauma si manifestava nella coazione a ripetere: i suoi atti ripetitivi erano diffi