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Ho sempre pensato che il corpo avesse un'importanza centrale nella formazione del Sé e ho messo a fuoco, anche grazie ai commenti ricevuti al caso Sandro, le ragioni che mi hanno indotto a trasformare la psicoterapia condotta in modo tradizionale in una terapia psicocorporea e psicodrammatica.
Sul piano personale, ho sempre praticato un'attività fisica che “includesse” la mente, in un modo o nell'altro: dal metodo creato dalla danzatrice ungherese Elena Vedres, a una disciplina di danza-movimento ispirata alla biodanza dello psicologo cileno Rolando Toro Araneda. Inoltre, dopo alcuni anni di pratica professionale con i bambini, ho intrapreso una formazione personale biennale allo psicodramma psicoanalitico, che mi ha permesso di sperimentare l'efficacia del mettersi in gioco, grazie alla possibilità di impersonare parti di sé rimaste nascoste e sconosciute.
Sul piano professionale, i motivi sono diversi. Innanzitutto il mio interesse per la primissima infanzia: l'esperienza di infant observation, condotta a Londra secondo il modello di Anna Freud, e la successiva formazione alla Parent-Infant Psycotherapy (PIP) creata da Tessa Baradon e dai suoi collaboratori (Tessa Baradon, Carol Broughton, Michela Biseo, Iris Gibbs, Jessica James, Angela Joyce & Judith Woodhead, La psicoterapia genitore-bambino . Roma: Astrolabio, ). La pratica di questa forma di aiuto alla relazione primaria mi ha permesso di sperimentare la potenza delle emozioni embodied, che necessitano di essere tradotte in parole per attenuarne gli effetti nocivi sulla mente del neonato.
Negli ultimi decenni si è estesa la gamma dei casi considerati trattabili con la terapia psicoanalitica. Grazie a Psicoterapia e Scienze Umane che, oltre ad essere la rivista con cui collaboro, è una associazione indipendente che si occupa di formazione da molti decenni, mi è chiaro che la teoria si arricchisce e si trasforma grazie all'esplorazione di nuove strade nella clinica. Con questa prospettiva in mente, ho condotto un