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Vamik D. Volkan rappresenta un eccellente esempio di psicoanalista atipico, fortemente impegnato in attività socio-politiche a livello internazionale, con un grande e costante interesse nell'applicare le proprie conoscenze e abilità ai gravi problemi pratici delle persone, dei gruppi e delle nazioni. Di lui si deve prima di tutto ricordare la proposta di nomination per il premio Nobel nel 2004 che ha ricevuto proprio per il suo lavoro sulla gestione dei conflitti – conflitti che hanno visto opporsi quelli che sono definiti i large groups, insiemi di decine, centinaia di milioni di persone (cioè nazioni intere). Una ulteriore motivazione per il conferimento del premio Nobel fa riferimento ai suoi contributi allo sviluppo di teorie nel campo della psicopolitica. A questa proposta di nomination ne sarebbero poi seguite altre quattro, senza giungere all'esito sperato (sperato dai suoi sostenitori, ma da lui stesso mai voluto o rincorso).
Il libro di Ferhat Atik propone al lettore una visione non solo dell'attività ma anche della vita di Volkan, aprendo con il capitolo sulla storia dell'isola di Cipro, luogo ove Volkan è nato da genitori turchi nel 1932, e con la storia familiare. La seconda parte della vita di Volkan inizia nel 1957 quando, laureato in Medicina presso l'università di Ankara, si reca negli USA e inizia la sua carriera che sarà per molto tempo contraddistinta dall'impegno nella psichiatria, nella psicoanalisi e nella gestione ospedaliera. Completato il training presso il Washington Psychoanalytic Institute, nel 1974 diviene membro dell'American Psychiatric Association, avendo già dieci anni prima intrapreso la carriera come psichiatra. Da questi anni in avanti si sviluppano gli interessi nella psicopolitica, come si può vedere consultando lo studio psicobiografico su Kemal Atatürk, il fondatore della moderna Turchia, che «presenta al lettore un'analisi psicoanalitica della vita del leader politico ed esplora le sue motivazioni nel creare una nazione» (p. 3