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Lorenzo Giusti, Autore di questo volume di appena cento pagine, ci espone il suo modo di lavorare come psicoanalista. Ce lo espone con una terminologia semplice e chiara che rispecchia la sua modalità di lavoro. «Abituarli a pensare semplice» (p. 10), scrive riferendosi agli allievi in formazione come pure ai pazienti. Le teorie, nonostante lo sviluppo di tecniche sempre più sofisticate, non sono infatti sufficienti a scalfire il nostro sentire più profondo, e qui Giusti cita il suo maestro Morgenthaler: «Lasciati le teorie alle spalle e metti l'anima tra te e i pazienti» (p. 8). Si sfiora il rischio di favorire una deriva intimistica per quanto distante dall'atteggiamento psicoanalitico generale e da quello di Giusti in particolare. Giusti infatti è ben lungi dai compiacimenti sentimentali e dalle loro trappole. Nelle sue mani discorsi che potrebbero suonare detti e ridetti si trasformano in strumenti operativi efficaci e preziosi. Quanto egli abbia fatto propria la valenza psicodinamica della psicoterapia lo si evince dalla mole di sketch clinici riportati, fra i quali noi lo vediamo muoversi con rara libertà.
Giusti non è nuovo a questo tipo di operazioni. Il presente volume è stato infatti preceduto, ormai più di dieci anni fa, da Il terapeuta imprevedibile (Bari: Progedit, ), sottotitolato Istruzioni per l'uso di un mestiere difficile: una sorta di breve manuale, benché sia l'Autore sia Piero Porcelli, cui fu affidata la Presentazione, ci tenessero a sottolineare che non di manuale si trattava - il che avrebbe limitato la flessibilità del terapeuta inchiodandolo agli stereotipi di dottrina - ma di “riflessioni psicodinamiche” (come riportato nel sottotitolo del secondo libro). «Con questo nuovo libro cercherò di rendere il nostro lavoro più comprensibile illustrando una tecnica senza apparente teoria che però ci spieghi facilmente cosa sia avvenuto nel paziente prima di venire da noi e cosa accade durante un trattamento» (p. 10, corsivi nell'originale). E veniam