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Scrivere un libro sulle pressioni che lo psicoterapeuta vive nel corso delle sue giornate di lavoro rappresenta certamente un argomento non solo originale ma anche interessante e utile da approfondire. Il “mestiere del terapeuta”, soprattutto se è vissuto con tutto se stessi e con grande motivazione, rappresenta un impegno intellettivo ed emotivo notevole: negli anni 1970-80, ai tempi in cui i pochi analisti erano subissati di richieste, circolava la battuta (se così si può definire) che diceva che l'analista sarebbe molto probabilmente passato a miglior vita a causa di un attacco di cuore. E ciò perché il carico di sofferenza che era indotto a prendere sulle spalle lo avrebbe condotto verso questa strada (evento che, in realtà, si è verificato in più di un caso).
Venendo al libro di Christopher Muran e Catherine Eubanks, pare d'obbligo innanzi tutto ricordare il famoso lavoro di Safran e Muran del 2000 Teoria e pratica dell'alleanza terapeutica (Bari: Laterza, ) dato che a questo bel testo (da considerare ormai un piccolo classico) si fa così spesso riferimento nel libro che stiamo presentando, e dato che lo stesso Muran ricorda l'inizio della sua collaborazione con Jeremy Safran (scomparso in circostanze drammatiche nel maggio 2018), finalizzato a integrare i concetti della tradizione psicoanalitica con quelli umanistici e della terapia cognitivo-comportamentale.
Il testo è strutturato in sei capitoli, incastonati in una prefazione, una introduzione, una conclusione, un'appendice e, infine, il manuale, cioè “Il sistema di valutazione della risoluzione delle rotture dell'alleanza terapeutica”, a firma di Eubanks, Muran e Safran (si tratta del manuale del Rupture Resolution Rating System). Chiudono la bibliografia e l'indice analitico. Lo scopo dichiarato del libro è in apparenza semplice, volendo puntare l'attenzione alle forme di disagio, fatica e stress cui il terapeuta può soggiacere e che possono facilmente complicare molto la relazione con il paziente fino a con