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Il libro di Tarizzo ha dal punto di vista speculativo degli obiettivi audaci. Il saggio intende leggere i fenomeni politici che hanno contrassegnato la storia delle moderne democrazie attraverso la lente psicoanalitica. L'Autore rende possibile questo percorso per mezzo di una premessa fondamentale secondo la quale nella soggettività collettiva sarebbe possibile ritrovare le medesime istanze strutturali che connotano la soggettività individuale com'è stata formulata Lacan.
La prospettiva psicoanalitica opera, infatti, una sovversione del soggetto filosofico occidentale. A tal proposito, Miller dice che il soggetto «dell'inconscio è fondamentalmente il soggetto di una destituzione» (J.-A. Miller, Introduzione alla clinica lacaniana . Roma: Astrolabio, , p. 153). Da qui deriva l'elemento di differenza del soggetto, inteso come punto di passaggio del discorso e non come il “padrone” di ciò che dice.
Tarizzo abbraccia questa posizione e, in qualche modo, ne radicalizza le conseguenze, intrecciando la psicoanalisi lacaniana alla riflessione di Wittgenstein sul linguaggio. Questo posizionamento comporta un superamento della concezione filosofica tradizionale del soggetto-sostanza, dal momento che il soggetto inteso come effetto del linguaggio diventa, piuttosto, una funzione linguistico-grammaticale. Secondo l'Autore, quindi, per fondare l'ontologia del soggetto attraverso il cogito ergo sum, bisogna che vi sia innanzitutto un soggetto grammaticale: la prima persona singolare.
L'ego, considerato come semplice elemento grammaticale, delinea così lo spazio simbolico della soggettività, la quale è, pertanto, innanzitutto il risultato di una “supposizione”. Per riprendere un celebre passo di Wittgenstein (Ricerche filosofiche . Torino: Einaudi, , p. 117, § 293), noi non sappiamo se un coleottero sia realmente nella scatola, però ciascuno si attiene alla regola per la quale ci si comporta come se possedessimo davvero un coleottero dentro una scatola sigillata. Alla stessa maniera