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Il resoconto della “caccia al tesoro”, nell'immagine suggestiva della piccola Melody, un caso di trauma precoce, permette di cogliere da vicino il significativo processo di riparazione. Seguita con «trattamento psicoterapeutico intensivo (tre sedute alla settimana sotto supervisione clinica settimanale)» (n. 2/2022, p. 303) e proprio grazie a questo, Melody potrà fare l'esperienza di essere riportata alla vita dal “cuore che pensa” della sua terapeuta (Anne Alvarez, Un cuore che pensa . Roma: Astrolabio, ). Entrambi i genitori tossicodipendenti, Melody vive le prime fasi del suo sviluppo in un ambiente altamente disfunzionale, e tuttavia, a dispetto di ciò, si mostra una bambina ricca di risorse e capace di fare buon uso del nuovo ambiente offertole dai nonni e dell'accompagnamento di una psicoterapeuta capace di raggiungerla nelle profondità delle sue lesioni traumatiche. Esposta a significative deprivazioni, la piccola sembra conservare la sua capacità di comunicazione e contatto, cosicché, fin dalla prima seduta di consultazione, in un movimento di transfert immediato e precoce, si lascerà senza esitazione condurre nella stanza. Lì troverà un primo abbozzo di forma a rappresentare la sua angoscia. “Un naso grande di plastilina” (n. 2/2022, p. 304) incorniciato da occhi e bocca che Melody trafigge con un pennarello, prima rosso e poi nero, lasciando visibili dei segni come «buchi [che fanno] male» . Attraverso una comunicazione delicata e rispettosa, il commento della terapeuta - «[lei] sta male» - offre un primo ed essenziale rispecchiamento.
Rappresentazione drammatica di intrusioni violente, forse anche di abusi, come si apprende dal resoconto clinico, l'immagine sembra alludere anche all'esperienza primaria di una pelle-involucro che non ha potuto costituirsi a proteggerla da un ambiente intrusivo e violento, quando non assente.
Cosa ha visto la piccola Melody quando, guardando negli occhi della madre, si è incontrata con il suo vuoto? Al posto degli occhi, “gr