You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Quando ho visto il film libanese Cafarnao, caos e miracoli (regia di Nadine Labaki, ), mi è sorta una domanda immediata: che cos'è che salva? Pensavo al protagonista Zain, un bambino sui 10-12 anni, che nasce in un quadro di povertà estrema, ignoranza e degrado e che riesce appunto a salvarsi. Non salva solo se stesso, ma anche persone e bambini disgraziati come lui che incontra sul suo cammino.
Come suggerisce il titolo italiano: un miracolo nel caos! Ebbene, leggendo il caso di Melody ho sentito risuonare nella mia mente la stessa domanda: che cos'è che salva? Certo, la situazione è diversa: siamo a Londra, la bambina è raccolta dalla polizia a 2 anni, è affidata con i nonni a un Centro di psicoterapia, ha maestre che collaborano… un destino assai meno difficile. Eppure, leggendo il racconto, si è sorpresi dalla sua competenza esistenziale. Questo è il piano su cui il caso di Zain e di Melody si allineano.
Fin dall'inizio Melody mostra notevoli risorse: usa il corpo per esprimere il suo dolore. Lo strapparsi i capelli, pizzicarsi la pelle e infilarsi piccoli oggetti negli orifizi del viso (n. 2/2022, p. 304) sembrano l'unica modalità per rappresentare una realtà entrata in modo così violento da impedire il graduale passaggio dall'illusione alla disillusione, dal principio di piacere al principio di realtà. Inizialmente Melody si muove su due estremi: incontinenza (notturna) da una parte e ipercontinenza (trattenere il cibo in bocca) dall'altra, come se emozioni smisurate la inondassero o la bloccassero (impedendo la deglutizione).
Con questo “bagaglio” Melody incontra la sua dottoressa, con un ardente bisogno di mettere in scena i suoi buchi dolorosi. Colpisce e tappa quei buchi che però sono anche organi di senso (occhi, naso e orecchie), come a dire che solo così può tollerare una realtà che l'ha penetrata facendole male e avere dei confini. E la sua terapeuta guarda, vede e com-patisce.
Melody sente e ricerca subito il contatto: si arma di colla, spago e nastro ade