You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Questo libro, in due volumi, racconta la storia del movimento di rinnovamento psichiatrico in Umbria, del quale l'Autore è stato uno dei principali protagonisti. È il secondo dei Quaderni della Fondazione Alessandro e Tullio Seppilli (antropologiamedica.it), pubblicati nella collana “Studi e Materiali di Antropologia della Salute” (SMAS) in collaborazione con l'editore Morlacchi di Perugia. Il primo Quaderno, di Ferruccio Giacanelli, intitolato Nascita del movimento antimanicomiale umbro, con una Presentazione di Carla Nocentini, Francesco Scotti e Tullio Seppilli, era stato pubblicato nel 2014, quindi sette anni prima ed era stato edito dalla Fondazione Angelo Celli per una Cultura della Salute, che non aveva ancora la collaborazione dell'editore Morlacchi e che nel 2021 è diventata Fondazione Alessandro e Tullio Seppilli (nella rubrica “Tracce” del n. 1/2015 di Psicoterapia e Scienze Umane sono state riportate, con una Premessa di Pier Francesco Galli, circa quaranta pagine di questo primo Quaderno, con brani di Ferruccio Giacanelli, Carla Nocentini, Francesco Scotti e Tullio Seppilli). Francesco Scotti nell'epigrafe - in cui dedica il libro a Tullio Seppilli, vero ispiratore di questo grosso lavoro di ricerca storica - rimpiange il fatto di non essere riuscito a pubblicare questo secondo Quaderno subito dopo il primo, come Seppilli aveva tanto desiderato (dell'antropologo Tullio Seppilli [1928-2017], che era nel comitato editoriale di Psicoterapia e Scienze Umane, si veda l'articolo pubblicato nel n. 4/2017 in occasione della sua morte, con una Nota introduttiva di Pier Francesco Galli).
La storia della riforma psichiatrica in Umbria è di estremo interesse, pur non avendo avuto la stessa risonanza nazionale che hanno avuto altre realtà locali italiane (si pensi innanzitutto a Gorizia, e poi ad Arezzo, Trieste, etc.), e il motivo, come fa notare l'Autore a p. 230, forse risiede nel fatto che quasi tutti i colleghi di Perugia non si sono trasferiti in altre citt