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Antonio Semerari dirige il Terzo centro di psicoterapia cognitiva di Roma, ed è uno dei principali esponenti di quella che potremmo chiamare “scuola romana” di terapia cognitiva, da sempre aperta alle idee psicodinamiche e al confronto con altri approcci (si pensi agli importanti contributi di Gianni Liotti, scomparso nel 2018, alcuni dei quali pubblicati anche su Psicoterapia e Scienze Umane). Questo ultimo volume si aggiunge a vari altri libri di Semerari, due dei quali già segnalati sulla nostra rivista, I processi cognitivi nella relazione terapeutica (Roma: La Nuova Italia Scientifica, ) nel n. 2/1992, e Storia, teorie e tecniche della psicoterapia cognitiva (Bari: Laterza, ) nel n. 4/2000. Tra gli altri suoi libri - non è possibile elencarli tutti, richiederebbe molto spazio - merita di essere menzionato un suo studio su Dostoevskij, Il delirio di Ivan. Psicopatologia dei Karamazov (Bari: Laterza, ), che mostra quanto siano vasti i suoi interessi culturali, anche al di fuori del nostro campo.
Questo volume è ambizioso, perché si propone di esaminare il modo con cui è stata concettualizzata la relazione terapeutica trasversalmente a vari approcci e anche dal punto di vista storico. La prima parte del libro - che contiene 16 capitoli divisi in quattro parti - si intitola “Dalla suggestione al transfert”, e contiene una analisi approfondita del problema della suggestione (la quale, nella concezione che già era di Janet, è caratterizzata da un restringimento del campo di coscienza), prendendo in esame Mesmer e il magnetismo, Janet e l'automatismo psicologico, l'ipnosi, l'isteria prima di Janet e Freud, per arrivare alla teoria del transfert in Freud. La parte su Janet è estremamente dettagliata e ricca di spunti, e mostra una profonda conoscenza degli scritti di questo autore, la cui opera, come ci ricorda Semerari a p. 28, fu paragonata da Henri Elleneberger a «una grande città sepolta sotto le ceneri, come Pompei» (La scoperta dell'inconscio. Storia della psichia