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Nel discutere questo interessante caso della collega Maria Cristina Calle, cercherò da un lato di toccare quei passaggi che mi hanno maggiormente colpito e dall'altro di chiedere all'Autrice, provando a pensarmi in presenza, di aggiungere qualcosa su alcuni punti affinché questo lavoro possa essere ancor più d'insegnamento.
Matteo domanda a partire dalla domanda dell'Altro - «chiede un appuntamento per un colloquio su sollecitazione della ragazza» (n. 4/2022, p. 626) - aspetto che mette in evidenza un punto di estrema importanza per l'inizio della cura, la domanda. Nella pratica, riuscire a calibrare l'accoglierla, ma anche l'interrogarla, ovvero far sì che possa emergere un'effettiva domanda del soggetto, non è compito semplice. Matteo riesce a dare forma a una sua domanda e nel testo si può reperire «un processo che va dalla rettificazione dei rapporti del soggetto col reale, allo sviluppo del transfert e poi all'interpretazione» (Jacques Lacan, La direzione della cura e i princìpi del suo potere . In Scritti. Vol. II. Torino: Einaudi, , pp. 580-642 [p. 593]). A un certo punto il paziente dice di «essere perfettino» (p. 627), parole che esprimono il sintomo, dato che questo si ripete nel tempo e in varie aree della sua vita. Assumendosi questo aspetto del suo essere, inizia la sua messa in questione. Essere perfetti è un modo, per il soggetto ossessivo, di non far emergere il buco, la mancanza e dunque la castrazione, e conseguentemente il desiderio. Da questo punto di vista, a livello immaginario, Tex potrebbe rappresentare un Ideale dell'Io, una sorta di padre dell'orda di Totem e Tabù, l'almeno uno non soggetto a castrazione. La perfezione e il conseguente procrastinare le scelte diventano un modo per mantenere tutto invariato, un mezzo per allontanare la castrazione. Significativa è qui la ricerca di un «metodo di studio perfetto» (p. 627), che impegna appunto il tempo che Matteo avrebbe potuto spendere per studiare e laurearsi, ma che lo avrebbe portato avanti