You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Due fanciulli camminano, cartella sulle spalle, verso la scuola. La ragazzina, a sinistra, sovrasta di diverse spanne il compagno, probabilmente suo fratellino, che ha il viso voltato verso di lei. Quando saranno arrivati, per avere una mattinata serena occorrerà a ciascuno la capacità di esercitare una serie di virtù, a cominciare dalle quattro cardinali: la pazienza, la temperanza, la prudenza, la fortezza. Ovvero la disposizione ad aspettare che suoni la campanella della ricreazione; l'attitudine a controllare il movimento delle gambe sotto il banco; l'avvedutezza di aver fatto i compiti; il coraggio di affrontare l'eventuale interrogazione. Meglio ancora se saranno generosi con i compagni in difficoltà, tolleranti verso i molesti, capaci di cooperazione. Tutto questo sarà reso più facile se saranno curiosi e interessati ad acquisire nuove abilità.
Queste sono le competenze proprie all'età (o alla fase, al periodo) della latenza, termine di stretta osservanza psicoanalitica, che designa il periodo di apparente tranquillità pulsionale manifestato dai bambini a conclusione del conflitto edipico e che coincide con l'età di frequentazione della scuola primaria. Un periodo che Adriana Grotta e Paola Morra ritengono necessario riproporre all'attenzione, in quanto troppo spesso ignorato o dimenticato dagli stessi protagonisti, dai genitori e dagli psicologi.
I ragazzini di questa età approdano ai Servizi di consultazione pedopsichiatrica il più spesso per difficoltà scolastiche. Molte volte vengono riscontrati disturbi dell'apprendimento, ai quali si cerca di rimediare con interventi pedagogici specifici, ignorando l'insieme delle problematiche in gioco. L'invito degli autori è ad alzare lo sguardo al di là del singolo deficit per inquadrare la personalità del bambino, e valutare il grado di armonia fra le linee evolutive del suo sviluppo. Chi dice “linee evolutive” allude ad Anna Freud, riferimento principale, come si vedrà, di gran parte degli articoli clinici.
Struttura