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Matteo ha poco più di trent'anni quando per la prima volta entra nello studio di Maria Cristina Calle. La sua mimica è «quasi recitata» (n. 4/2022, p. 627), il discorso poco organizzato e «quasi declamato» (p. 627), a tener lontana, sembra, la possibilità di un'interlocuzione autentica che porterebbe a uno svelamento traumatico del suo mondo interno. Quando l'analista, in effetti, interviene con qualche parola o “semplicemente annuisce” (p. 627), il ragazzo sembra vivere una violazione dei suoi confini, «sobbalza e si inquieta» (p. 627). La collega afferma, in modo un po' criptico, che «è su questa nota che il transfert si annoderà ed evolverà» (p. 627). Si intuisce quanto la sua stessa presenza evochi inizialmente in Matteo fantasie di intrusione, come fosse una madre che, entrando abusivamente nella sua stanza, nello «spazio tutto per sé» (n. 4/2022, p. 628) dove egli coltiva fantasie a occhi aperti attorno a Tex Willer, potrebbe metterlo
* Viale Lombardia 32, 20131 Milano, e-mail <>.
di fronte all‘impasse evolutiva e ai fallimenti di cui il ragazzo, nel suo sterile, ma egosintonico «essere perfettino» (n. 4/2022, p. 627), ancora non è consapevole in modo chiaro. Matteo sembra dimorare in una perenne seconda infanzia, impegnato com‘è, attraverso la negazione in fantasia, nello sforzo di compensare la sua insufficienza (Anna Freud, L'Io e i meccanismi di difesa . Firenze: Martinelli, 1967. Anche in: Opere, Volume 1: 1922-1943. Torino: ). Il suo pare un tentativo di consolidare in modo solipsistico un oggetto ideale e l'immagine di un Sé “perfetto”, di mantenere una struttura interna che sta diventando sempre più disfunzionale rispetto alle sue mete adulte. Si tratta di una struttura costruita in gran parte grazie a difese rigide e non a identificazioni fisiologiche, nel tentativo di ripararsi da conflitti familiari che l'hanno oppresso e dilaniato nella realtà e che già vede replicarsi nella sua coppia, nonostante la distanza protettiva che ma