You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
«Perché un libro esista, basta che sia possibile. Solo l'impossibile è escluso»
(Jorge Luis Borges, La biblioteca di Babele [].
In: Finzioni. Torino: Einaudi, , p. 76)
Innumerevoli mi sembrano gli approcci che consentono di interrogare il procedere del lavoro che impegna paziente e analista nel corso della cura. Negli scambi sul caso di Matteo, la generosa lettura dei colleghi Cristiano Lastrucci, Mario Rivardo, Simone Roselli, Riccardo Andolcetti e Paola Morra si presenta ricchissima di stimoli e interrogativi che, oltre a riferirsi al mio testo, sembrano dialogare e integrarsi anche tra di loro. Avvicinando il testo da diverse angolature, essi rivelano la complessità del lavoro analitico e la parzialità di ogni tentativo di rendere conto delle possibili articolazioni fra teoria e clinica nella pratica analitica. A partire dalla mia stessa presentazione. Da qui la citazione di Borges sulla possibilità/impossibilità dell'esistenza di un testo, tratta dal racconto sulla sua straordinaria Biblioteca di Babele.
Non riuscirò a rispondere a tutte le domande, ma tenterò di rileggere i commenti nel loro insieme, rivedendo il mio testo alla luce di nuove possibilità. A partire dalle considerazioni che riguardano la domanda di cura di Matteo.
Cristiano Lastrucci (n. 4/2022, pp. 637-638) esplicita l'articolarsi del transfert con la domanda, richiamando l'idea di Lacan della “rettificazione” della domanda di cura.
Nell'incontro che annoda la domanda al transfert, un'analisi può avere inizio quando la domanda del soggetto riguarda il suo spazio di vita e di pensiero. Nel caso di Matteo, la questione di apertura delle prime sedute sul rapporto litigioso con la fidanzata si sposta, si “rettifica”, diventando domanda del soggetto attraverso il riconoscimento delle limitazioni cui il sintomo lo obbliga. Riccardo Andolcetti indica qui lo spostamento «sul grande teatro interno, sul sintomo come punto di impasse soggettiva che ha anche effetti sulla coppia: il dubbio» (p. 146, corsivo nell'