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Alberto Arbasino nell'estate del 1958 era a New York come corrispondente de Il Mondo di Mario Pannunzio, quel concentrato di idee e di critica su cui ci si formava a partire dalla rubrica “I padroni del vapore” di Ernesto Rossi. Primo giugno 1958, esce presso l'editore Simon & Schuster di New York Existence: A New Dimension in Psychiatry and Psychology, curato da Rollo May, Ernest Angel e col grande contributo di Henry Ellenberger. Arbasino colse immediatamente lo spessore della questione, all'interno dell'approdo del soggetto negli USA, e intitolò la corrispondenza “L'ontologia sul divano”, il confronto quindi con la psicoanalisi in crescita tra New York, Chicago e la West Coast.
Ero da un anno a Basilea in analisi con Gaetano Benedetti, presso la Clinica universitaria psichiatrica Friedmatt, dove risiedevo. Frequentavo il gruppo di discussione settimanale di casi clinici di cui facevano parte, oltre a vari colleghi e colleghe della Clinica, Ludwig Binswanger junior, figlio minore di Ludwig Binswanger (il maggiore, Wolfgang, dirigeva la Clinica privata di famiglia, il Sanatorium Bellevue, dove lavorava un altro membro del gruppo, molto legato a Benedetti, Norman Elrod, statunitense di formazione junghiana). Eravamo immersi nella psicopatologia classica, nella cultura interpersonale di Harry Stack Sullivan che Benedetti aveva frequentato, e nella dimensione fenomenologica di cui Binswanger padre era il maggiore rappresentante.
Un salto a Zurigo, fucina della psichiatria mondiale. Manfred Bleuler, figlio di Eugen, aveva affidato i seminari annuali di psicoterapia alternativamente ai professori Gustav Bally e Medard Boss. Benedetti era frutto di quella cultura composita, innestata sulla solida preparazione neurologica ottenuta in Italia. Il pensiero di Martin Buber attraversava ogni discussione, richiamato continuamente dal giovane Ludwig. Sento riecheggiare, in chiusura di ogni suo intervento, “wie Martin Buber erster sagte” (“come per primo ha detto Martin Buber”). Un