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Molta emozione ha provocato in me questo scritto sulla piccola Mia, riportandomi vividamente agli anni del mio lavoro con bambini e famiglie in gravi difficoltà sociali e affettive. Mi sono ritrovata a empatizzare con la collega in tutte le fasi del suo lavoro, a fronte dell'intenso coinvolgimento emotivo suscitato dal contatto profondo e senza tregua imposto da Mia nella relazione terapeutica.
Appare sulla scena una bambina intelligente e sensibile, seppur estremamente sofferente; mi sembra sia entrata con tutta se stessa e con tutta se stessa sia rimasta e abbia vissuto la terapia, fino all'ultimo istante dei commoventi saluti: potersi pensare sicuri pur nella lontananza credo sia il più bel sentire e il più bel fine di una relazione terapeutica.