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Questa terza edizione di un testo altamente specialistico ma di agevole lettura giunge a distanza di oltre vent'anni dalla precedente versione, notevolmente arricchita e ampliata; da notare che non deve essere stato facile per gli Autori mantenere il focus sull'oggetto centrale del testo per oltre 500 pagine sulla base di un lavoro apparso in prima edizione nel lontano 1994 (si veda la scheda a p. 154 del n. 3/1994 di Psicoterapia e Scienze Umane). Ma, come altri volumi di spessore e scritti con passione, questo lavoro ha il pregio di orientarsi in senso per così dire “verticale”, approfondendo i singoli aspetti e contenuti che ruotano intorno alle difese psicologiche profonde, non trascurando l'“orizzontalità” di chi guarda oltre e amplia la riflessione. Ecco emergere, ad esempio, un'attenta considerazione delle strategie di coping, tenendo conto che «lo studio del rapporto tra esperienze traumatiche e difese deve tenere presente da un lato l'organizzazione della personalità di base (nevrotica, borderline, psicotica), dall'altro specifiche modalità (di rimozione, dissociative, scissionali) che configurano uno stile o un disturbo» (p. 284).
Altri aspetti di novità rispetto alla precedente edizione si trovano nelle pagine dedicate alla teoria dell'attaccamento e alle sue applicazioni nel campo specifico, così come nell'ambito della discussione sugli strumenti di assessment utilizzabili per monitorare lo stato o stile difensivo del soggetto. E qui mi sembra significativo evidenziare il paragrafo dedicato alle tecniche proiettive dato che questa tipologia di strumenti testistici è generalmente ignorata - o, peggio, aspramente criticata - dai ricercatori. Sono così esaminati i lavori basati sulla classica tecnica di Hermann Rorschach ma anche quelli che derivano dalle applicazioni del Blacky Picture Test, integrato dalla Defense Preference Inquiry (una scala sviluppata dallo stesso autore del test, Gerald Blum, per evidenziare le difese), e dal TAT (Thematic Apperception