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Nella rubrica “Tracce” del n. 4/2018 di Psicoterapia e Scienze Umane era stato pubblicato un articolo di Andrea Huppke dal titolo “International Federation of Psychoanalytic Societies (IFPS) 1960-1985: una nuova casa per la psicoanalisi internazionale e tedesca?”. Era una sintesi della tesi di dottorato presentata dall'Autrice, psicoanalista di Berlino, il 15 giugno 2018 al Dipartimento di Psicologia dell'Università di Costanza, che poi lesse al XX Forum dell'IFPS di Firenze del 17-20 ottobre 2018. Questa studiosa ha continuato la sua ricerca storica e questo libro ne rappresenta la conclusione: una dettagliata documentazione dei primi due decenni di questa “Federazione internazionale di società psicoanalitiche” che si proponeva di raccogliere, all'insegna di una maggiore libertà teorica, i gruppi che non erano stati accettati dall'International Psychoanalytic Association (IPA) o che non ne volevano fare parte.
L'IFPS fu fondata ufficialmente nel 1962 per iniziativa di analisti provenienti da Europa, Stati Uniti, America Centrale e Latina, però - come l'Autrice mostra molto bene - le sue origini si intrecciano in modo significativo con la storia della psicoanalisi tedesca. Infatti i primi tre segretari generali, che per circa vent'anni ebbero una notevole influenza sull'IFPS (la cui lingua ufficiale non a caso era il tedesco, per diventare l'inglese dalla metà degli anni ), appartenevano alla Deutsche Psychoanalytische Gesellschaft (DPG), la “Società psicoanalitica tedesca” che dopo la guerra non era stata riammessa all'IPA (ne era uscita nel 1936 per confluire nel cosiddetto Istituto Göring, dal nome del direttore, Matthias Heinrich Göring, psicoterapeuta adleriano e cugino del feldmaresciallo Hermann Göring). Al congresso dell'IPA di Zurigo del 1949 la DPG era rappresentata da due analisti di carattere molto diverso: Harald Schultz-Hencke, di cui era nota la critica della teoria freudiana della libido, e Carl Müller-Braunschweig, meno originale e più diplomatico. L