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A distanza di un anno da Ritorno a Basaglia. La deistituzionalizzazione della psichiatria di ogni giorno (Genova: Erga, ), lo psichiatra Paolo Francesco Peloso torna a scrivere di Basaglia mostrando grandi doti di narratore e storico. Il volume, articolato in dieci capitoli, si apre con gli articoli di diversi giornali dell'epoca che riportano la morte di Franco Basaglia avvenuta a Venezia il 29 agosto 1980. Un momento che diviene occasione per comprendere il senso delle esperienze di cambiamento ma soprattutto per esprimere una ri-conoscenza alla persona che viene prima della conoscenza: l'Italia scopre di avergli voluto bene, di avere perso un uomo autentico e coraggioso entrato nella cultura della società. Ciò pone in secondo piano il dibattito sull'appena iniziata applicazione della Legge 180 del 1978, sulla scientificità o meno del suo lavoro e altri dettagli tecnici. Segue, nel cap. 2, “Il saluto dei compagni”, cioè il modo con cui la stampa di sinistra, l'Unità, Paese Sera, il manifesto o Lotta Continua, ricordano Basaglia: la sua umanità, le contraddizioni, gli aspetti scandalosi, eretici e rivoluzionari. Dall'epilogo si passa alle origini: veneziano, borghese, antifascista, medico psichiatra, universitario mancato e filosofo fino all'arrivo al manicomio di Gorizia.