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Prosegue in Francia la pubblicazione ufficiale dei Seminari di Jacques Lacan, iniziata nel 1975 da Jacques-Alain Miller, suo genero ed erede, che ne cura l’edizione in ordine volutamente non cronologico. In italiano, tra il 1978 e il 2020, sono già comparsi presso Einaudi quindici dei precedenti sedici volumi editi da Seuil (tranne Il Seminario, Libro XXIII: Il sinthomo, pubblicato nel 2006 da Astrolabio). I due volumi qui recensiti e non ancora tradotti in italiano contengono le lezioni tenute nel 1966-67 e nel 1967-68 su due temi centrali del pensiero lacaniano, che ne testimoniano lo sviluppo dopo la fuoriuscita dello psicoanalista francese dall’International Psychoanalytic Association (IPA) nel 1963.
Il Livre XIV dei Seminari è dedicato alla cosiddetta “logica del fantasma”, dove “logico” va inteso in senso tecnico, cioè secondo un approccio “logicistico” e non “psicologistico” all’inconscio. Lacan, per illustrare le nozioni freudiane di desiderio e di
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fantasma, introduce dapprima alcuni “Elementi di logica” (pp. 9-107), utilizzando logica predicativa, algebra dei gruppi e teoria degli insiemi, e arriva a rappresentare graficamente l’inconscio freudiano come effetto di un’intersezione simmetrica di due insiemi, rappresentanti l’uno il cogito, l’altro il sum della locuzione cartesiana cogito ergo sum. Propone una sua algebra dell’inconscio con la “Costruzione del gruppo di Lacan” (pp. 109-193), in cui rifacendosi alle due topiche freudiane, al meccanismo della Ver neinung (negazione logica) e alla definizione di Je (il soggetto dell’enunciazione) in contrapposizione a moi (il soggetto dell’enunciato, l’Io della psicologia psicoanalitica), reinterpreta l’inconscio come una doppia negazione: da un lato, un “Io non