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Pier Francesco Galli, che 58 anni fa aveva fondato la rivista Psicoterapia e Scienze Umane, è morto il 13 luglio 2024, a 92 anni. Eravamo preparati da tempo, perché le sue condizioni di salute non erano buone.
Non ci ha lasciato solo il carico di una grossa eredità, la rivista, ma anche quello di una eredità culturale di cui non è facile essere all'altezza nel portarla avanti. È una eredità fatta di idee, di progetti, di intuizioni teoriche e soprattutto di un pensiero critico capace di andare controcorrente, di non seguire ad esempio certi sviluppi della psicoterapia e della psicoanalisi che a volte si presentano come nuovi ma che in realtà si diffondono ignorando le concettualizzazioni avanzate da autori di molti decenni fa. Ci viene in mente a questo proposito - e questo è uno di quegli aneddoti che a Galli sarebbe piaciuto raccontare - una esclamazione che fece a un convegno, dopo aver mosso una dura critica a un collega per la quale il moderatore lo aveva redarguito a causa dei toni emotivi: “Ebbene sì, io mi arrogo ancora il diritto di arrabbiarmi!”. Con questa esclamazione Galli intendeva ribadire che voleva a tutti i costi smarcarsi da quella “omertà culturale” - così lui la chiamava - che purtroppo caratterizza tanti dibattiti, in cui vi è una sorta di paura a criticare le posizioni altrui, dimenticando che il dono più grande è appunto la critica (“alle idee e mai alla persona”, soleva dire), una critica che fa crescere, e che più è dura più connota stima per l'interlocutore. Quante volte, infatti, ci rimaneva male se un collega si offendeva e non coglieva la stima che stava dietro alla sua critica.
Non è facile in questo breve editoriale parlare di Galli, accennare alle tante cose che ha fatto ad esempio nel campo dell'editoria, della formazione degli operatori, etc. Siamo ancora troppo vicini alla sua scomparsa, occorre tempo per avere uno sguardo distaccato, ammesso che sia possibile. Già sono usciti articoli su giornali e riviste (la Repubblica, Doppiozer