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Daniele Giglioli ha scritto due libri profondamente collegati. L'Autore è Ordinario di Critica letteraria presso l'Università di Trento e ha una formazione prevalentemente umanistica. Tuttavia, nella sua elaborazione teorica si avvale di concetti sviluppati in ambito clinico (in questo libro il “trauma”, e nell'altro saggio - del 2014 - la “vittima”). Dalla sua particolare angolatura introduce noi clinici al trauma e alle vittime da un'altra prospettiva. In queste righe prenderò in esame entrambi i libri. Si tratta di due temi molto correlati, ma entrambi i titoli sembrano mettere in discussione la loro esistenza, da cui la mia curiosità.
Il libro Senza trauma (edizione aggiornata di un libro pubblicato nel ) è un saggio di critica letteraria in cui l'Autore compie l'analisi di alcuni testi che ritiene “sintomi” del tempo presente. Nell'argomentare questo assunto introduce l'idea di “scrittura dell'estremo” e cita come esempio numerosi autori italiani contemporanei: Niccolò Ammaniti, Gilda Policastro, Laura Pugno, Roberto Saviano, Tiziano Scarpa, Antonio Scurati, Walter Siti, Simona Vinci e tanti altri (pp. 12-13).