You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il breve saggio - redatto dall'Autore tra il 1921 e 1923, ritradotto e curato da Maria Teresa Costa e pubblicato con l'aggiunta di materiali inediti degli anni 1930 (“La traduzione: i pro e i contro” e “Che cosa parla in favore della traduzione”) - affronta il tema del tradurre non da un punto di vista tecnico-manualistico, ma filosofico e linguistico. Il traduttore per Benjamin deve scavalcare l'opposizione tra fedeltà e libertà della
traduzione, tra degradare la propria lingua o sottomettere la lingua tradotta, per porgere orecchio al dialogo e allo scontro tra le parole, salvaguardandone l'identità. Il suo compito non è concentrarsi su un contenuto prefissato ma, attraverso la sua ricettività poetica e filosofica, raggiungere la pura lingua. La traduzione non mira dunque al significato, alla comunicazione, a trasferire l'originale in un'altra lingua senza rafforzarla: deve approssimarsi alla preistoria della lingua, alla sua genesi magica e alla sua natura messianica, pur non potendo rivelarla interamente, ma soltanto evocarla. Con il peccato originale la parola diventa segno, la lingua decade, limitandosi a comunicare qualcosa di esterno a sé: riaccostarsi alla lingua pura è per l'Autore una tensione verso la redenzione.
Esiste dunque una lingua più alta che anticipa tutte le altre lingue. Il traduttore deve cercare di mettere in evidenza la relazione interiore e profonda tra lingue differenti, uno sforzo che si risolve nella sua parziale incompletezza. Tradurre non è pertanto un operare passivamente, ma ricercare un'unità tra le diverse lingue attraverso immagini, corrispondenze, allegorie. Ponendosi oltre la significazione, il traduttore deve cogliere e salvaguardare le discordanze, gli spazi di intraducibilità, trascurando “l'inteso” e valorizzando “il modo di intendere”. Il concetto di lingua pura non si riferisce a una lingua astratta, ma alla sua origine: la pura lingua nasce dall'armonizzazione di tutti i modi di intendere. La traduzione è allora metali