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Ancora una volta l'opera di Sigmund Freud si rivela essere una miniera inesauribile in cui scavare alla ricerca di nuove o diverse letture e interpretazioni. Così, lo storico della psicoanalisi Francesco Marchioro ha portato avanti un certosino lavoro di studio basato sull'edizione delle Opere di Sigmund Freud di Boringhieri , e sul volume dei Complementi 1885-1938 (pubblicato da Bollati Boringhieri nel ): «Compulsando le quasi ottomila pagine scritte da Freud, mi sono accorto che c'era un libro nei libri, un libro di cui nessuno prima d'ora aveva inteso l'esistenza eppure era lì, in vista» (p. 9).
L'opera è strutturata in cinque capitoli identificati da titoli evocativi: dagli “Aforismi” alle “Metafore”, dai “Concetti” ai “Casi clinici, tecnica”, chiudendo con il quinto capitolo dedicato a un insieme di argomenti (arte, filosofia, scienza ed educazione, tra gli altri).
Le migliaia di citazioni sono codificate con il riferimento al numero del volume delle Opere e alla pagina, ma il curatore ha tenuto a evidenziare alcuni lemmi (in realtà è scrupolosamente segnalato un lemma per ogni brano) al fine di permettere al lettore ciò che definisce una “esperienza emotiva trasformatrice”: un'esperienza, aggiungerei, che si può realizzare solo attraverso una completa partecipazione di chi legge, sostenuta da curiosità conoscitiva ma anche da quel particolare grado di coinvolgimento personale che consente di far risuonare in se stessi la valenza emotiva di frasi e concetti espressi da Freud lungo l'arco della sua vita.
Marchioro tiene a sottolineare che gli aforismi freudiani si differenziano dal concetto tipico della massima così come, ad esempio, la si trova nell'opera di Ippocrate, mentre le metafore emergono in modo assai più chiaro (è portato l'esempio della notissima metafora archeologica). Scorrendo queste pagine si apprezza la polifonia del pensiero di Freud, l'atemporalità di molti concetti, ma anche la fatica che il fondatore della psicoanalisi ha compiuto nel percorso