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Negli ultimi tempi il lavoro di Gabor Maté ha riscosso un notevole interesse in Italia; infatti, nel giro di pochi anni sono stati pubblicati Quando il corpo dice no: il costo dello stress invisibile (Torino: Il Leone Verde, ), Nel regno degli spiriti famelici, del 2008 (Milano: Ubiliber, ) e Una mente in frammenti. Origini e cura del disturbo da deficit di attenzione, del 1999 (Roma: Astrolabio, ).
Gabor Maté, che ha da poco compiuto 80 anni, è medico esperto di dipendenze, situazioni traumatiche e di stress; i suoi libri, tradotti in oltre trenta lingue, sono frutto di riflessioni originali maturate in un orizzonte polifonico in cui - come ne Il mito della normalità - si intrecciano riferimenti alle filosofie orientali e alla psicoanalisi britannica (soprattutto Bowlby e Winnicott) basati sulla pratica medica e su un grande interesse nell'indagare le relazioni tra salute e malattia: «La malattia non è certo un ospite gradito, ma un minimo di ospitalità non ci costa nulla. Accogliendo anche un visitatore indesiderato, abbiamo l'opportunità di scoprire come mai sia passato a trovarci. Magari ha qualcosa da dire sulla nostra vita» (p. 91).
I 33 capitoli, suddivisi in cinque parti del testo, rappresentano un viaggio nella natura umana iniziando con il considerare le connessioni tra essere umano e ambienti (interni ed esterni) e le distorsioni dello sviluppo, sempre intese nell'ottica biopsicosociale. Fortemente critico verso una medicina tecnicizzata e asettica, l'Autore affronta di petto il tema del dolore (mentale e fisico) e delle dipendenze psicologiche inserite in una società malata, a sua volta intossicata, in cui la donna sembra subire i contraccolpi peggiori: «Perché le donne soffrono di malattie fisiche croniche con molta maggiore frequenza rispetto agli uomini? Per quale motivo è molto più probabile che venga diagnosticato loro un disturbo psichiatrico?» (p. 289).
La quinta e ultima parte del libro, intitolata “Recuperare l'integrità”, getta una luce di ragi