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Il manoscritto, che l'editore presenta con il titolo Binswanger e l'analisi esistenziale, con un apparato critico svolto nel sistema di notazione, un sommario in testa a ogni capitolo o lezione e una nota della curatrice in chiusura, è stato scritto da Michel Foucault nei primi anni 1950 e si offre fin da subito come un'opera vera e propria. Il tema era stato anticipato nell'introduzione da lui scritta a Sogno ed esistenza di Ludwig Binswanger, pubblicato in francese nel 1954 (Milano: SE, ), in cui il filosofo annunciava il progetto di una «inflessione della fenomenologia verso l'antropologia», al fine di condurre una «riflessione concreta sull'uomo» (p. 15). Il testo qui in esame, che non venne mai pubblicato dall'Autore, porta quindi il segno di questo intento e prende la forma di uno studio dell'analisi esistenziale propria di Binswanger, come dimostrano i temi affrontati nei cinque capitoli che seguono l'introduzione: “Il caso Ellen West”, “Lo spazio”, “Il tempo”, “L'esperienza dell'altro” e “L'antropologia esistenziale”. È evidente come questi si rifanno, più o meno direttamente, alle opere dello psichiatra svizzero. Tuttavia l'analisi che Foucault compie non si ferma all'esposizione del pensiero di Binswanger, ma intesse un confronto fra gli approcci della Daseinsanalyse, della psicoanalisi, della psichiatria e della fenomenologia.
Foucault sottolinea per l'appunto l'importanza del modo con cui si effettuano le interpretazioni: la psicoanalisi opera spezzando, ed è questo per il filosofo «l'errore più grande» (p. 63), l'unità in cui si esprime il paziente, inoltre divide il simbolo dal simbolizzato, il conscio dall'inconscio, l'espressione manifesta dalle espressioni affettive che la sottendono. Se per la psicoanalisi la verità è sempre nascosta, per l'analisi esistenziale essa è là dove si esprime. In altre parole la malattia non va collocata in «un mondo dietro al mondo», per dirla con Nietzsche (Così parlò Zarathustra . Milano: Adelphi, , p. 29), dell'uomo m