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Con questo libro e col precedente del 2019, Lunga storia di noi stessi. Come il cervello è diventato cosciente (Milano: Raffaello Cortina, ), LeDoux fa uno sforzo di riepilogo e di sintesi delle teorie della coscienza con cui sente maggiore affinità: la teoria dello spazio di lavoro di Bernard Baars, la teoria dello spazio di lavoro neuronale globale di Stanislas Dehaene e le teorie della ri-rappresentazione di ordine superiore. Per lui la sede della coscienza è corticale; essa è un fenomeno di natura cognitiva, al contrario delle teorie che sostengono che sia di natura emozionale e abbia un'origine mesencefalica, annoverando tra queste le teorie di Antonio Damasio e di Jaak Panksepp e l'elaborazione predittiva di Andy Clark e Anil Seth. Ma l'elaborazione predittiva poggia su una base fisico-biologica, la teoria dell'energia libera di Karl Friston. Secondo la teoria dell'informazione, l'energia libera di Friston pone un limite superiore alla sorpresa, che a sua volta misura l'incertezza associata a un evento ovvero la sua improbabilità. Gli organismi per mantenersi in vita devono minimizzare la sorpresa, ossia l'errore delle loro predizioni riguardo all'ambiente interno e quindi l'energia libera. La risposta adattativa per ripristinare l'omeostasi è data dai sentimenti affettivi a partenza
dal grigio periacqueduttale, e in essi risiede l'origine della coscienza che è pertanto mesencefalica, dato che la rappresentazione corticale è successiva.
LeDoux critica l'idea di Bjorn Merker e Mark Solms secondo cui esiste una coscienza senza stati mentali dovuti alla corteccia, però per dare un fondamento biologico alla sua teoria si inventa un percorso adattativo-evolutivo scandito nei cosiddetti quattro mondi di esistenza dell'uomo - biologico, neurobiologico, cognitivo e conscio - che sono come quattro matrioske annidate l'una nell'altra tramite le quali avviene il perfezionamento dei modelli rappresentazionali del mondo interno ed esterno. Nella sua concezione, la coscie