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La psicoanalista Angela Rohr, pressoché sconosciuta nella storia della psicoanalisi, dopo essersi formata come psicoanalista presso l'Istituto psicoanalitico di Berlino con Karl Abraham, si trasferì col marito Wilhelm Rohr in Russia da dove collaborò come corrispondente sovietica col quotidiano tedesco Frankfurter Zeitung per dieci anni. Dopo l'invasione della Russia da parte della Wermacht, nel 1941 fu arrestata col marito con l'accusa di spionaggio e collaborazione con un giornale fascista. Fu internata per cinque anni nei Gulag di Stalin e poi condannata all'esilio perpetuo che durò altri undici anni. Nel frattempo, lavorò come medico nei Gulag, e fu liberata solo dopo la morte di Stalin e riabilitata qualche anno dopo. Riuscì a sopravvivere alla vita dei Gulag grazie alle sue conoscenze mediche e psicoanalitiche, che le consentirono di mantenere l'integrità del suo Io. Col marito fece parte della Società psicoanalitica russa dalla sua fondazione fino al 1937, e tenne alcune conferenze. Visse fino all'età di 95 anni, senza poter vedere pubblicata la sua opera principale, una voluminosa testimonianza della sua vita di prigionia che uscì postuma nel 1989. Vengono forniti anche alcuni elementi sull'organizzazione del Gulag e sulle differenze tra i campi di lavoro staliniano e i lager nazisti, e un rapido profilo dei pionieri della psicoanalisi russa.