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Morris Eagle – membro del Comitato di consulenza di Psicoterapia e Scienze Umane e ben noto ai nostri lettori – riesamina una psicoterapia breve, condotta da lui stesso, con una donna di 26 anni che risolve inaspettatamente il sintomo di dispaurenia di cui soffriva fin dalla prima esperienza sessuale all'età di 18 anni. La donna sentiva di doversi sottomettere e sopportare l'atto sessuale anche quando era molto doloroso. Era la preferita del padre, con il tacito ricatto che avrebbe ricevuto amore solo se lei si fosse comportata da “brava ragazza”. La paziente sapeva di avere subìto violenze dalla madre (cui il tribunale ordinò un trattamento psichiatrico) tra i quattro e i cinque anni, ma non ricordava nulla. Poiché le interpretazioni non ebbero alcun successo sui sintomi sessuali, Eagle credette importante che almeno alcuni ricordi delle violenze subite venissero recuperati e le suggerì di provare il divano. La paziente reagì con uno scoppio di rabbia durante il quale il terapeuta tacque. Al termine dell'ora la paziente lasciò la seduta ancora arrabbiata. Nella seduta successiva disse di essersi sentita a disagio per il suggerimento di usare il lettino e un po’ spaventata all'idea, e di avere però avuto una “reazione esagerata”. Eagle accettò i commenti, ancora una volta senza interpretarli, e nella seduta successiva la paziente arrivò euforica perché la sera prima aveva avuto un rapporto sessuale senza dolore, per la prima volta nella sua vita. Portò la sua euforia anche alla seduta dopo, riferendo che il sintomo non era tornato e che il rapporto sessuale le era perfino piaciuto. Il sintomo non si ripresentò nei restanti mesi di terapia. Nella rilettura del caso, Eagle si chiede che cosa sia successo in quella seduta “critica” definita “punto di svolta” dalla paziente stessa, e ipotizza che il suo silenzio e l'atteggiamento di neutralità abbiano favorito la drammatica scomparsa del sintomo della paziente, ed evidenzia la connessione tra il suggerimento di usare il