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Interventi di Merton M. Gill, Theodor J. Jacobs, Robert B. Shapiro e Morris N. Eagle sul caso clinico presentato da Morris N. Eagle “Enactment, transfert e scomparsa del sintomo: un caso clinico”*
Mi fa piacere avere l'opportunità di discutere il ponderato e interessante resoconto di Morris Eagle di una terapia e la sua discussione di una serie di punti importanti nella teoria del processo terapeutico.
Naturalmente sono lieto che Eagle mi attribuisca un ruolo nel cambiare la sua concezione da una prospettiva monopersonale a una prospettiva bipersonale del processo terapeutico, che è un modo con cui definirei il fatto che ora vede il processo terapeutico come una «danza transfert/controtransfert» (pp. 136 e 138 nota 4, trad. it.). Più avanti sosterrò che sono necessarie entrambe le prospettive, monopersonale e bipersonale, per comprendere la situazione terapeutica, ma al momento mi occuperò di quella bipersonale. Parlare di questa prospettiva come di transfert, controtransfert o entrambi può essere fuorviante perché questi termini sono inevitabilmente intesi nel senso usuale di “distorsione” da parte del paziente e di incapacità di rimanere “neutrale” da parte del terapeuta, quando in realtà ciò che intendo con prospettiva bipersonale è che l'intera situazione terapeutica è un'interazione paziente/terapeuta in cui entrambi sono co-partecipanti, ciascuno dei quali agisce e subisce l'azione dell'altro. Eagle riconosce che si tratta di un importante cambiamento di paradigma rispetto alla visione “classica” della situazione psicoanalitica quando scrive: «In breve, le reazioni di transfert/controtransfert e gli stimoli che le provocano possono essere compresi meglio non in modo lineare, ma come una sequenza continua di processi circolari» (p. 138 trad. it.).