You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Raffaello Cortina ripropone uno dei principali testi clinici del noto psicoanalista lacaniano Massimo Recalcati. Assieme ai precedenti L'uomo senza inconscio del 2010 (di cui si veda l'analisi teorico-critica di Mauro Fornaro contenuta nella recensione-saggio pubblicata a pp. 539-545 del n. 4/2010 di Psicoterapia e scienze umane) e Le nuove melanconie del 2019 (recensito da Mario Mattioda, sempre su Psicoterapia e scienze umane, a pp. 157-158 del n. 1/2020), Clinica del vuoto va a costituire una sorta di trilogia ideale intorno a quello che l'Autore definisce nell'Introduzione alla nuova edizione il «disagio ipermoderno della Civiltà» (p. 13). Rispetto all'edizione del 2002 (Milano: FrancoAngeli, 13a ristampa nel 2020, fuori catalogo), «questa nuova edizione di Clinica del vuoto è stata in alcune parti corretta e riscritta oltre a essere stata ampiamente aggiornata nella sua bibliografia» (nota dell'Autore a p. 12).
Rifacendosi a un'intuizione del lacaniano Serge Cottet sulla depressione (“Gai savoir et triste vérité”, La Cause freudienne, n. 35/1997, pp. 36-37), Recalcati distingue, sulla falsariga dell'opposizione tra nevrosi e psicosi, una clinica del desiderio (o della mancanza) da una clinica del vuoto (o della “mancanza della mancanza”). Il vuoto – già trattato dall'Autore in un ciclo di lezioni universitarie del 1993-94 (ripubblicate in Il vuoto e il resto. Sesto San Giovanni [MI]: Mimesis, ) – indica qui una «caduta verticale del senso e del desiderio» (p. 13), provocata dalle trasformazioni del legame sociale indotte dal cosiddetto «discorso del capitalista» (p. 14); sarebbe dunque la società dei consumi, promettendo una «falsa liberazione neo-liberale o, meglio, neo-libertina» (p. 15), a causare un «deficit diffuso della funzione simbolica della rimozione» (p. 17), che è alla base di molte manifestazioni psicotiche o borderline. Senza nominare Michael Balint, Recalcati accenna a un «difetto fondamentale» (p. 17) alla base di tali condizioni, dato dal rifiut