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Pregio di questo libro, scritto da Byung-Chul Han, filosofo di origine coreana formatosi accademicamente in Germania, è di ricondurre l'analisi da lui effettuata dal livello macro a quello micro, ovvero di trattare il tema dell'informazione e quello parallelo del crollo della narrazione tanto sul piano politico quanto su quello della vita quotidiana, come per l'appunto recita il sottotitolo del libro, con le dovute implicazione sulla vita psichica dei soggetti tardo-moderni in questione.
Partendo dalla differenza fra informazioni e notizie, consistenti le seconde nell'essere parti di una storia, mentre le prime nell'esserne scorporate, giunge alla duplice conclusione che di fatto nel nostro tempo, chiamato dall'Autore l'epoca della tarda modernità, si assiste al crollo della narrazione, e che è sempre più la forma dell'informazione a dilagare. Priva di storia, di distanza e quindi di aura, concetto di derivazione benjaminiana che viene qui ripreso nel suo legame con la lontananza e con l'interazione tra vicinanza e lontananza, l'informazione impone il regno della contingenza e delle esperienze puntuali che sono caratterizzate da un continuo rinnovamento e aggiornamento. Inoltre, afferma Han, queste ultime intrecciandosi con il neoliberismo divengono un regime, il quale però non opera più in modo repressivo, ma seduttivo, pur mantenendosi parimenti controllante e manipolante.
È a questo punto, nel capitolo “La nuda vita”, che l'Autore, quarantacinque anni dopo l'uscita del saggio di Lyotard del 1979 La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere (Milano: Feltrinelli, 2023), colloca la crisi della narrazione all'interno della vita quotidiana, affrancandosi così dall'approccio metanarrativo, che cioè considera unicamente le narrazioni globali che superano i limiti locali e personali. La frammentazione data da un mondo di informazioni, che per costituzione risultano slegate fra loro, viene rivista nella condizione dell'Io, a cui per l'appunto mancano occasioni di senso ca